Visualizzazione post con etichetta Triennio. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Triennio. Mostra tutti i post

martedì 4 giugno 2024

Consigli estivi: fidarsi è bene!

I libri che vi presento, e quindi consiglio, sono tutti bellissimi. 

Sono di generi diversi, di livelli diversi, per gusti diversi. Non li consiglio cioè a tutti, ma penso che esista tra questi almeno un libro interessante e forse bello per tutti voi. In qualche modo mi sono piaciuti tutti, o personalmente e genuinamente, o pensando a lettori più o meno esperti. L'essenziale è essere curiosi (per me e per voi), aperti, e non avere paura di sbagliare scelta: capita a tutti, sempre, di mollare un libro! Non è un peccato e nessuno ci giudica per questo!

Ciò che vi suggerisco di fare, per esperienza, è andare un giorno con calma in una libreria fornita con bravi librai (Mieleamaro in via Manno, che i ragazzi di prima conoscono, è perfetta), chiederli o cercarli, curiosare liberamente fra gli altri, leggiucchiarli. Sicuramente il retro o le alette, ma altrettanto e forse ancora di più la prima pagina: se vi conquita l'attacco, se non lo trovate difficile, banale, respingente, se c'è qualcosa che "vi cattura", potete scommettere che qualcosa tra voi è scattato. Sceglietelo e buttatevi, anche solo 10 minuti al giorno. Naturalmente il tutto vale anche in ebook: parlo di libreria sia perchè lì non siamo soggetti alle proposte dell'algoritmo, sia perchè ma a me piace leggere su carta (nomen omen), che ogni libro sia fisicamente diverso dall'altro come le persone.

Non ci sono lavori da fare, recensioni o schede. Ci faremo una chiacchierata informale al rientro e però almeno due cose, tra queste o no, vorrei tanto che le leggeste.   

Vi auguro di passare mesi così pieni che leggere vi possa servire per trovare a volte voi stessi nel silenzio. Vi auguro di fare incontri meravogliosi, e che leggere possa essere un modo di attaccare bottone con qualcuno in un modo decisamente seducente e originale. Vi auguro di divertirivi anche leggendo, cioè di percorrere strade nuove e impensate e adesso non immaginabili, senza pregiudizi e senza paura. E poichè le cattive sorprese esistono, vi auguro di incontrarne pochissime, tra i libri e altrove! 

PS: questo elenco NON include classici. Perchè quelli vi trovano loro, perchè quelli li troverete voi e perchè con quelli la scelta è così vasta e insieme così rischiosa che lascio fare alla vita. Ma se proprio volete, alla fine del post ho fatto un elenco di libri per me imprescindibili, alcuni difficili, per lettori coraggiosi e scafati, ma prima o poi... 

Buone vacanze!! 

 

Romanzo ben documentato, su una inquietante e interessante (e non molto nota) vicenda dell'Italia ostello di dolore, nel Secondo dopoguerra. Bello suo anche Oliva Denaro, di cui già vi ho parlato in classe.

Romanzo rivelazione (per me) di quest'inverno: capitoli brevi scritti e tradotti in versi, come un rap, sull'adolescenza, la scuola, la ricerca dell'identità. Bello e intelligente.

Vincitore del premio Galileo di qualche anno fa, avvincente pure per me, ma credo anche per voi (anzi, mi direte!)

Balbi è una vostra vecchia conoscenza: dopo Le uova di Galileo, ancora astrofisica ma contemporanea, con il suo stile leggero e penetrante. Uno degli Asimov più belli, per me.


Ammetto che non l'ho ancora letto, ma me ne hanno parlato benissimo, adoro lei e il tema è una figata. O no?

Questo è in concorso adesso per il Galileo 2024: argomento inusuale per questo premio, copertina inusuale (è illustrato in modo buffissimo) e lettura divulgativa per l'estate.

Avevo comincato a leggerlo in classe (in quarta). E siccome lo trovo clamorsamente bello, nel dubbio ho interrotto, perchè non volevo rovinarlo.

Un'altra bomba: inchiesta su un vero fatto di cronaca del genio Carrère (l'autore de La settimana bianca), su un pluriomicida che semplicemente voleva nascondere una bugia. Sugli abissi umani.

Se andate in montagna, se la montagna vi attira, se volete andarci da grandi, un libro e una scrittura affascinante e profonda/alta.

Divulgazione scientifica, Asimov dell'anno scorso. A me era piaciuta molto questa storia del vaccino contro la poliomielite. Non sapevo molte cose, e le ho sapute.

Giallo italiano ambientato nella Napoli fascista, scritto benissimo e il primo di una serie famosa con un personaggio al quale mi sono affezionata qualche estate fa. Accattatevill'!
Massimo Carlotto, prima di diventare famoso romaziere, è stato (veramente) latitante in Francia e in Messico: da questa esperienza vera ha tratto un libro potente, sincero e diretto.

Un altro capolavoro della divulgazione scientifica, divertente e bello come un romanzo. Lei ha un sito interessantissimo, che consiglio, e di mestiere fa la fisica che parla di fisica nei teatri.

Un libro per "giovani adulti" del 1974. Finora l'avevo sottovalutato ma perchè il titolo mi aveva depistato. Invece è attualissimo e pieno di spunti intelligenti (per me il tema principale è l'ipocrisia).

Un fumetto bellissimo del grande graphic-journalist Joe Sacco sulla guerra eterna del Medio Oriente (è del 1996, ma ormai siete esperti anche del dopo). Merita, in ogni caso.

Poco da aggiungere alla copertina. Un capolavoro per chi ha il coraggio di avere paura in ogni pagina.

Un King diverso, tema carcerario e realistico, da cui hanno tratto un famoso film sulla pena di morte negli USA. Bellissimo.

Sono 4 racconti, uno stile ancora diverso per questo genio della scrittura americana contemporanea. Non so scegliermi sul più bello ma mi piacerebbe confrontarmi con voi.

Questo lo consiglia anche qualche insengante delle medie illuminato. Per tale ragione, la professoressaCarta l'ha snobbato per anni. L'ho letto da poco e sul tema sorellanza, malattia e morte ha pochi rivali.

Ve ne ho parlato (alla quarta!) ed eccolo qui: è il libro sulle esperienza psichedeliche e sulle loro attuali prospettive terapeutiche. Pollan è una gran penna della divulgazione scientifica, micidiale sempre.

Vabbuò, ho la pretesa di consigliare un bel libro onesto di divulgazione scientifica a tema sessuale (si può dire?), cioè di informazione ai maschi ma anche alle femmine, sui maschi. Che ne avete tutti bisogno, su...

E mi permetto pure di divertirmi con un libro di divulgazione scientifica sui cosmetici, perchè mi pare che tutte in classe vi trucchiate e io mi sono divertita tanto.

Praticamente un classico, da cui hanno tratto un bel film. Ma il libro, come si suol dire, è meglio!


 
Divulgazione scientifica da parte di un geniale e famoso neuroscienziato-scrittore. Questo è il suo libro più famoso e tratta casi di malattie assai bizzare, come la prosopagnosia (incapacità di riconoscere le facce).

Narcos, cartello, Messico e confine. E' un thriller scritto benissimo, profondo e rapido insieme.
Romanzo ambientato in Inghilterra, durante una guerra stranissima, immaginaria ma pure vicina e possibile. Temi coraggiosi (la violenza, il sesso, l'anoressia) raccontati con superba intelligenza. 

inverno di Frankie Machine
Avvincente, pieno di colpi di scena, un cult letterario per entrare nel profondo della mafia americana. Bello anche Il potere del cane, sul narcotraffico. E per i suoi estimatori, molti altri!

 

 E infine, ecco i "miei" classici:

Abbott, Flatlandia: logica, matematica, fantastico e satirico

Austen, Orgoglio e pregiudizio: classico, intramontabile, romantico

Calvino, Le città invisibili: intelligente, sorprendente, breve 

Calvino, Il sentiero dei nidi di ragno: un pre-adolescente trasformato in partigiano, intenso

Camilleri, La forma dell'acqua… giallo, italiano/siciliano, divertente, contemporane, il primo di tanti 

Dostoevskij, Il giocatore, classico, innovatore, geniale

Euripide, Medea, teatro classico, bene/male, vendetta, passione

Flaubert, Madame Bovary, classico dell’ottocento, spartiacque, insuperato, psicologia in forma di romanzo

Goldoni, La locandiera, settecento, teatro, divertente, italiano/veneziano

Harper Lee, Il buio oltre la siepe, razzismo, formazione, Stati Uniti 

Kafka, La metamorfosi, mai più sarete gli stessi 

Hemingway, Addio alle armi – Fiesta, guerra, avventura, uomini, coraggio sangue e morte (e corrida)

Levi, Se questo è un uomo, non serve commento

London, Martin Eden, essere giovani, conoscere la vita, essere geni e imparare a pensare

Orwell, 1984, potere, libertà, totalitarismo 

Pirandello, Uno, nessuno e centomila, un anticipo del programma della Quinta, un classico intelligente

Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, Grande guerra, trincea, paura e coraggio

Saramago, Cecità, campo di concentramento, malattia, difficile, bellissimo

Sciascia, Una storia semplice – Il giorno della civetta, mafia, giallo, Sicilia

Shakespeare, Amleto – Romeo e Giulietta, teatro seicentesco, classici, intramontabile

Sofocle, Edipo re – Antigone, teatro classico greco, tragedie, potere, giustizia, libertà

Steinbeck, Furore, traduzione Bompiani 2015 (rigorosamente!), migrazioni, povertà, libertà

Stevenson, Dottor Jekill e Mister Hyde, doppio, bene/male, piccolo ma gigantesco

Tolstoj, Anna Karenina, romanzo russo per eccellenza, lungo e gigantesco, amore, morte, vita

Zola, L’assommoir, classico ottocentesco, alcolismo, perdizione, psicologia


Buona lettura!

 



 

venerdì 14 dicembre 2018

Volpi, leoni e qualche confronto


«In verità, ci sono due maniere di contendere: con la ragione e con la forza; e poiché la ragione è propria dell'uomo e la forza è propria delle bestie, bisogna ricorrere alla seconda solo quando non ci si può avvalere della prima». 
Se siamo distratti, o di abbiamo poca memoria, potremmo giurare di aver appena letto un passo del XXVIII capitolo del Principe, quello che abbiamo definito il più scandaloso, provocatorio, traumatico dell'opera.
Non di Machiavelli tuttavia si tratta, ma del De officiis, un trattato sulla morale (la traduzione del titolo potrebbe essere "Sui doveri dell'uomo", cioè sul "dover essere", su ciò che è giusto fare) composto da Marco Tullio Cicerone, grande avvocato, politico, filosofo e scrittore, nel 44 a.C. 
Un modello, com'è tipico del Rinascimento, compreso, amato e fatto proprio da Machiavelli in quel suo dialogo ininterrotto con i classici, reso anche più intenso negli anni dell'Albergaccio («non sento per 4 hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottiscie la morte: tucto mi trasferisco in loro», scriveva a Vettori il 10 dicembre del 1513 - e stavolta ho lasciato inalterata la grafia cinquecentesca delle parole).

Ciò non deve stupirci, perchè il De officiis, scritto in tre libri nell'anno dell'assassinio di Cesare, è un'opera fortemente intrisa di politica e dunque estremamente affine agli interessi del Machiavelli, interessante per la prospettiva repubblicana del suo autore, fortemente anticesariana e, in sostanza, anti-tirannide. Naturale che entri tra i precedenti del Principe, e che esistano tra i testi somiglianze, qui davvero eclatanti.
Machiavelli quindi accoglie e rielabora la lezione di Cicerone (confrontate la traduzione del De officiis con le parole di Machiavelli all'inizio del XVIII capitolo del Principe). Tuttavia - sarei tantata di scrivere "nondimanco" - se procediamo nella lettura di Cicerone ci rendiamo conto che qualcosa non torna:
«In due modi poi si può recare offesa: cioè con la forza/violenza (latino "vi") o con la frode/inganno (latino "fraude"); con la frode che è propria dell'astuta volpe e con la violenza che è propria del leone; indegnissime l'una e l'altra dell'uomo, ma la frode è assai più odiosa.  Fra tutte le specie d'ingiustizia, però, la più detestabile è quella di coloro che, quando più ingannano, più cercano di apparir galantuomini».
Se dobbiamo scegliere, dice Cicerone, meglio essere costretti a fare la parte dei leoni, perchè le volpi (ingannevoli, astute, subdole) sono «detestabili». Per Machiavelli invece, come sappiamo, «coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendono», cioè non si rendono conto del potere che in politica gioca l'astuzia, e più facilmente "ruinano".
Il nostro autore, sempre a suo agio «nelle antique corti degli antiqui huomini», riesce anche qui a citare quasi letteralmente Cicerone, vero autore culto del Rinascimento italiano, affermando però in modo altrettanto forte e perentorio l'esatto contrario di quanto questi sosteneva.
Sono passati più di 1500 anni di storia, tra Cicerone e Machiavelli: pur ripettando un principio di emulazione tipicamente Rinascimentale, Machiavelli attualizza la lezione del grande modello alla luce della modernità, della sua conoscenza di un "futuro" che Cicerone non poteva conoscere (e che futuro! l'impero romano e l'avvento del cristianesimo, la rovina e la trasformazione di quest'impero, l'ascesa dell'islam, la costituzione delle realtà politiche europee in perenne evoluzione e la trasformazione delle forme di potere e di diritto).

Tuttavia, se il De officiis è l'opera alla quale più direttamente Machiavelli pensa quando scrive il XVIII capitolo del suo «opuscolo», l'immagine bestiale (e la parola a buon diritto ci riporta alla stessa radice di "bestiario", perchè in entrambi i contesti si fa uso allegorico dell'animale) ci riconnette direttamente con il Medioevo, e con Dante in particolare.
Gustave Doré, Inferno, XII
In primo luogo infatti, già la figura ibrida di Chirone ci riporta al suo Inferno, perchè il centauro è, insieme ad altri, il guadiano - non a caso - dei principi-tiranni immersi nel Flegetonte (XII, 104-105).
In secondo luogo, più avanti e più giù nell'imbuto infernale, laddove vengono puniti i frudolenti - un canto dopo, esattamente, la memorabile scena di Ulisse - facendo parlare di sè Guido da Montefeltro, Dante scrive:

mentre ch'io forma fui d'ossa e di polpe
che la madre mi diè, l'opere mie
non furon leonine, ma di volpe.
Li accorgimenti e le coperte vie
io seppi tutte, e sì menai lor arte,
ch'al fine della terra il suono uscie. 
(If, XVII, 73-78)
La volpe è fraudolenta, insomma, e per questo colui che allegoricamente la incarna deve essere punito in eterno, perchè ogni astuzia e sotterfugio («li accorgimenti e le coperte vie») è una colpa grave che non può sfuggire all'intelligenza di Dio («al fine della terra il suono uscie», ovvero "infine la fama delle mie frodi uscì dalla terra e arrivò in cielo": non si può essere simulatori o dissimulatori in eterno, perchè Dio, che non è nostro suddito nè alleato, ci scopre comunque).

Anche nei confronti di Dante, come è accaduto per Cicerone, esiste in Machiavelli una precisa volontà di rovesciamento, «la volontà di contrapporre a quello del poeta un concetto diverso; che rinvia naturalmente a un diverso fondamento» (cito un saggio di Gennaro Sasso, Machiavelli egli antichi. E altri saggi, Milano-Napoli, Ricciardi, 1997). Quale sia questo diverso "fondamento" lascio a voi immaginarlo, pensando alla diversa, diversissima concezione del mondo e dell'uomo che sta dietro i due grandi autori e alla diversa, diversissima funzione che orienta questi loro capolavori.



Altro tassello di questo insolito post-lezione (nella duplice accezione che possiamo dare a "post"!), è il confronto tra la parola di Machiavelli e i suoi più diretti e vicini precedenti rinascimentali. Non che questi parlino di bestie, nè volpi nè leoni, ma perchè è interessante per noi osservare "dal vero" l'enorme distanza metodologica che intercorre tra il segretario fiorentino e due autori illustri di Specula principis, Giovanni Pontano e il più illustre Erasmo da Rotterdam.
Entrambi gli autori, in due trattati scritti in latino, affrontano il tema dei "patti da rispettare": il principio "pacta sunt servanda", risalente al diritto romano, è infatti fondamentale in qualsiasi sistema giuridico pubblico e privato, nazionale e internazionale.
Il primo (Pontano) ribadisce la necessità morale (ecco qui!) di una sincerità e lealtà assoluta. Il secondo (Erasmo) si spinge addiruttura a decretare che tra principi «cristiani» - come dire, tra galantuomini - non è neppure necessario scriverli, i patti, perchè il loro rispetto è per natura assoluto anche sulla parola, sulla promessa, sul virtuale.

Giovanni Pontano, nel De Principe, che è del 1465, quindi precede di cinquant'anni l'opera di Machiavelli, che l'ha certamente letta e immagino assai criticata in cuor suo:
«Vanno infatti considerate molte altre cose, soprattutto che nulla vi è di più vergognoso del non mantenere la parola: che è un impegno tanto importante che, anche quando la parola è stata data a un nemico, tuttavia è necessario rispettarla.
Ed essendo la lealtà (fides) come dicono gli antichi, costanza e sincerità nelle parole e nei patti, il principe non deve anteporre nulla alla sincerità. […] vivi in modo da essere sempre coerente con te stesso, rispettando, in tutte le tue parole e azioni, la fedeltà e la costanza. Cerca di primeggiare non solo per il tuo potere, ma per pietà, giustizia, costanza, moderazione».
Erasmo da Rotterdam, nella Institutio principis christiani, pubblicata invece proprio mentre il nostro ha appena concluso e non ancora diffuso Il Principe, nel 1516:
«Il patto tra i principi cristiani è sacro e quanto mai vincolante, e ciò per il semplice fatto che sono cristiani. A che giova ricorrere continuamente ai trattati, come se tutti fossero nemici di tutti? Se l’accordo è concluso con molte clausole si capisce che non si sta agendo con piena fiducia, e spesso infatti vediamo che c’è bisogno di tante e preoccupate garanzie scritte; quando invece l’affare è condotto tra persone disoneste e in malafede, allora sono le stesse clausole del contratto che generano materia di contesa. Allo stesso modo tra principi buoni e saggi c’è salda amicizia anche senza bisogno di ricorrere ad alcun trattato; invece tra principi sciocchi e malvagi le guerre nascono sulla base di quegli stessi accordi che erano stati presi per evitare che una guerra scoppiasse […]]
Tale deve essere la lealtà dei principi nel mantenere ciò che promettono, al punto che la loro semplice promessa risulti più inviolabile del giuramento di chiunque altro. Che cosa orribile è dunque non mantenere quei patti stabiliti con solenni trattati, sanciti per di più con quanto c’è di più sacro presso i cristiani? E tuttavia vediamo che ciò avviene al giorno d’oggi continuamente. E certamente ciò non può succedere se non per immoralità».
Al di là di queste affermazioni, che confrontate con il pragmatismo duro e puro di Machiavelli appaiono quanto meno ingenue, L'Institutio di Erasmo è un testo importante e molto moderno per l'affermazione di principi politici che, al contrario di ciò che qui sembra, vanno in una direzione assolutamente laica. L'opera, non a caso, è stata posta all'Indice nel 1559. Per chi avsse voglia, qui trovate un saggio di approfondimento sull'opera di Erasmo.

Tiziano, Allegoria della prudenza, 1565-70, Londra, National GalleryNella rappresentazione di Tiziano, la prudenza - caratteristica chiave del principe machiavelliano - ha tre teste, tre sguardi sul passato, presente e futuro, ed è incarnata da tre animali: lupo, leone e cane. Manca la volpe, sì.
Prima di concludere: a lezione ho citato il saggio di Erica Benner Be like the fox (Esser volpe, nell'edizione italiana edita da Bompiani), in cui la "volpe" è lo stesso Niccolò per il suo carattere  multiforme (come Ulisse, il più illustre dei "simulatori e dissimulatori") e soprattutto per la natura sbieca, sfuggente e forse interamente ironica dello stesso Principe.



«Molti anni dopo aver scritto il Principe, Machiavelli scrisse a un caro amico che "da tempo in qua, io non dico mai quello che io credo, nè credo mai quel ch'io dico, et se pure e' mi vien detto qualche volta il vero, io lo nascondo fra tante bugie, che è difficile ritrovarlo". Ebbi la sensazione che la saggezza politica alla quale teneva di più non fosse quella delle massime più provocatorie come "è meglio essere temuti che amati". Con queste affermazioni sembrava volesse entrare nel cervello dei suoi lettori: irritarli, confonderli, farli pensare e pensare ancora agli esempi che proponeva. [...] E più lo leggiamo e più evidente risulta che Machiavelli si divertiva a usare i suoi scritti per assumere diverse maschere e giocare ruoli diversi. [...] Ma l'uomo dietro le diverse maschere non era un camaleonte che si adattasse a ogni situazione, pronto a ogni richiesta del signore in quel momento al potere. Come ben sapevano i sui amici più vicini, e come cercherò di documentare in questo libro, non era per nulla disponibile a compromettere i suoi valori».
(Erica Benner, Esser volpe, Bompiani, 2017, pp. 20-21). 
La Benner presenta la vita di Machiavelli-volpe tracciando un profilo di uomo, al contrario, estremamente coerente nella sua fede repubblicana e moralmente forte, che lottando contro infinite difficoltà ha forse, come lettori antichi avevano ipotizzato, tentato l'estrema carta della finzione volpina, suggerendo ai principi consigli folli e aspettando che l'odio popolare li travolgesse. Non voglio con questo suggerire che l'interpretazione proposta dalla Benner sia quella migliore, non ne ho neppure le competenze. Tuttavia è sempre suggestivo guardare a un testo e osservarne la potenza. Ancora, insomma, questo libro ha domande da porre a noi e noi a lui, proprio come faceva Machiavelli con i suoi amati classici. 

Vi rinvio per concludere a sei minuti e mezzo di commento al Principe del già citato Gennaro Sasso, che riepiloga i pilastri dell'interpretazione più accreditata di Machiavelli alla quale, sostanzialmente, ci siamo rifatti in classe, e al bellissimo saggio di Romano Luperini, critico letterario insigne, sullo "scandalo" del Principe. 

Gli scandali, in fondo, sono quelli delle opere che contano, e soprattutto di quelle restano. 

venerdì 1 giugno 2018

Letture per l'estate 2018 - Romanzi e Storie

Eccoci qui.
La regola, ma già lo sapete, è questa: tre libri a vostra scelta, non uno di meno ma molti di più chi volesse. Tra questi, oppure, partendo da questi, attraverso altre piste che possiamo anche scegliere insieme.

Riprendo l'ordine seguito in classe, con qualche altro link che mi (o ci) è venuto in mente.

E quindi:

1. Fondamento della modernità (scienza, etica, doppio, seduzione del male): Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde, 1889


2. Potentissimo (il marinaio sexy, ignorante, acuto e ambizioso che diventa intellettuale per amore e...): Jack London, Martin Eden, 1902 (qui vi consiglio l'edizione Feltrinelli, ma vedete voi).


Pure bellissimi gli altri libri di London: la storia del Vagabondo delle stelle ha intrigato subito V. , ma anche Il tallone di ferro...

3. Il più efficace (forse) tra i romanzi sulla Grande Guerra - occhio all'anniversario del '18! Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, 1927


Vi ricordo anche lo splendido film di Stanley Kubrick tratto da questo romanzo autobiografico: Orizzonti di gloria. 

4. Bellissimo da leggere a 18 anni (o giù di lì), quando si cerca: Hermann Hesse, Siddhartha, 1922 . esiste solo l'edizione Adelphi, ma è un piacere possederla. 

«Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non avere scopo»
5. Favola politica crudelissima, e molto adulta: George Orwell, La fattoria degli animali, 1945 (Tutti gli animali - come gli alunni - sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri).



6. Ancora fantapolitica, fantastoria, nella più potente delle distopie: George Orwell, 1984, 1947




Come suggeriva V., a questo libro leghiamo altre due splendidi romanzi distopici: Ray Bradbury, Fahrenheit 451 e Aldous Huxley, Il mondo nuovo che nel 1932 parla di eugenetica, controllo mentale e uso distorto della scienza. 
Aggiungo qui anche Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, da cui è stata tratta la serie TV omonima. Tutti da leggere!

7. Il primo romanzo onesto, poetico e indimenticabile sull'essere "giovani": J.D. Salinger, Il giovane Holden, 1951 - nella traduzione del  2014 di Matteo Colombo



8. Un grande-piccolo racconto sull'essere "vecchi", e continuare a lottare, ma anche sul rapporto con la natura e gli animali: Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, 1952



9. Il tema sempre attuale del razzismo, della paura del diverso, del "buio", visto con gli occhi di una bambina: Harper Lee, Il buio oltre la siepe, 1960 (non farsi spaventare dall'inizio un po' in salita!).


10. Altro inizio in salita, ma coraggio, diventa un libro bellissimo ambientato nei labirinti di Gerusalemme, dell'amore e della droga: David Grossman, Qualcuno con cui correre, 2002.


11. San Diego, California: un ex mafioso surfista cerca di diventare una brava persona ma viene raggiunto dal suo passato: brillante e avvincente. Don Winslow, L'inverno di Frankie Machine, 2006


12. «Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 16 dicembre 1973»: Alice Sebold, Amabili resti, 2002 (lasciar perdere il film, o superarlo). 



Sulla violenza subita e raccontata da Alice Sebold, abbiamo nominato il suo Lucky («fortunata»), duro, durissimo. 

13. Non si può, onestamente, non leggere una cosa almeno di Stephen King. Io preferisco il classico Misery e i racconti di Stagioni diverse (non horror, scritti benissimo). Ma ce n'è molti altri, ad esempio Joyland, scelto da A.





14. Anche questo scelto da A., ma pure da me: uno degli scrittori più veri, che non si può non amare da matti, John Fante, nelle storie di Arturo Bandini, da Aspetta primavera, Bandini (del 1938) a Chiedi alla polvere (del 1939)...




15. Sembra davvero bello, anche per l'uso delle foto d'epoca, il fantasy di Ransom Riggs, La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine (e anche qui, lasciate perdere il film...). 




16. Scelto da E., e probabilmente imperdibile, l'autobiografia di Helga Schneider, Il rogo di Berlino, del 1995 - mi ha convinto!



17. Un romanzo forte, sull'amore che distrugge e sulla follia che abbiamo dentro di noi: Patrick McGrath, Follia, 1996



 18. Altra inspiegabile follia, da leggere in una sera, con ansia crescente e complimenti all'autore, Kevin Brooks, Bunker diary, 2013 



19. Un padre e un figlio piccolo persi nell'apocalisse: devastante e commovente, Cormac McCarthy, La strada, 2006.



20. Non è un'apocalisse ma un'epidemia di polio negli anni '40 lascia sconvolti comunque. A raccontarne una storia, nel suo Nemesi, è il bravissimo Philip Roth, strepitoso scrittore americano morto pochi giorni fa (ma l'avrei scelto comunque). 



21. Una storia vera e pulsante: l'autobiografia più famosa e intelligente del mondo dello sport, Open di André Agassi. Ovvero, può un supercampione di tennis detestare il tennis, e se stesso? 



22. Un modello di scrittura brillante, un racconto di viaggio assurdo: l'inarrivabile (nel suo genere) David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, del 1997. 



23. Due fumetti imperdibili, capolavori del genere (graphic journalism e graphic novel), "costano" in tutti i sensi ma valgono la pena: Joe Sacco, Palestina e David B., Il grande male. La tragedia palestinese e l'epilessia (grave) come nessuno li ha mai raccontati. 




Vi ricordo anche il suggerimento di metodo: andate in libreria (diamo lavoro ai librai - boicottiamo la grande distribuzione e le internet company!) - chiedete se ci sono più edizioni dello stesso libro (o andate preparati facendo figuroni) - fatevele dare - annusatele e soppesatele - leggete l'incipit e scegliete quello che vi cattura di più. Con questi libri non avrete molta scelta, perché quasi tutti hanno un'unica edizione, ma vale come consiglio per la vita!

Buone letture ❤