sabato 6 ottobre 2018
mercoledì 3 ottobre 2018
Barba, capelli e musica
Poichè sabato ce e andiamo al Comunale a sentire e vedere il Barbiere di Siviglia di Rossini, se vi va di approfondire e riascoltare ancora, vi consiglio un paio di cose.
Intanto potete scaricarvi da Spotify una buona edizione dell'opera, ce ne sono moltissime. Noi abbiamo ascoltato in classe il baritono Leo Nucci nel ruolo di Figaro, Cecilia Bartoli nel ruolo di Rosina e il Conte d'Almaviva William Matteuzzi. Era una edizione DECCA del 1989, e l'Orchestra del Teatro comunale di Bologna era diretta da Giuseppe Patanè.
Un'altra edizione alla quale sono affezionata io (la prima che avevo ascoltato millenni fa) è questa Deutsche Grammophone, con Placido Domingo e Ruggero Raimondi che canta in modo strepitoso l'aria della "calunnia".
Interessante, come vi dicevo, la lezione di musica - divertente e ben fatta davvero - che si può godere su Rai Play: le prime due puntate del programma di Rai 5 "L'opera italiana" sono sui Barbieri, quello di Paisiello e quello di Rossini, soprattutto questo. Ecco qui il link!
Bella anche questa edizione integrale dell'opera - sempre su Rai 5 - girata dal vivo pochi anni fa al Teatro Regio di Torino, tra l'altro sottotitolata.
Amor e fede eternasi vegga in voi regnar!
venerdì 28 settembre 2018
Storico, e seicentesco...
Un paio di citazioni sulla scelta del romanzo storico e del Seicento:
«Per indicarvi brevemente la mia idea principale sui romanzi storici e mettervi così sulla via per rettificarla, Vi dirò che li concepisco come la rappresentazione di uno stato determinato della società per mezzo di fatti e di caratteri così simili alla realtà che li si possa ritenere una storia veritiera appena scoperta. Quando vi si mescolano avvenimenti e personaggi storici, credo che bisogni rappresentarli nella maniera più strettamente storica; così, ad es., Riccardo Cuor-di-Leone mi sembra difettoso nell’Ivanhoe». (Lettera a Claude Fauriel, 3 novembre 1821)
«Le memorie che ci restano di tale epoca presentano e ci fanno supporre una situazione sociale veramente straordinaria: il governo più arbitrario combinato con l'anarchia feudale e l'anarchia popolare; una legislazione stupefacente per ciò che prescrive e per ciò che lascia intendere, o che descrive; una ignoranza profonda, feroce, e presuntuosa; classi sociali aventi interessi e norme opposte; alcuni eventi poco noti, ma affidati a scritti degnissimi di fede, e che testimoniano il grande sviluppo di tutto ciò; infine una peste, che ha dato occasione alla scelleratezza più consumata e sfrontata, ai pregiudizi più assurdi e alle virtù più commoventi».
(Lettera a Claude Fauriel, 29 maggio 1822)
| L'Italia dopo il trattato di Cateau-Cambrésis (1552) |
Per ascoltare gratuitamente l'audiolibro dei Promessi Sposi, letto benissimo da tre attori eccezionali, vi consiglio le puntate di Ad alta voce di Rai Radio 3. Bisogna fare, se non l'avete, la registrazione a RaiPlayRadio...
venerdì 21 settembre 2018
I Promessi Sposi, per cominciare
Il romanzo di Alessandro Manzoni intitolato I Promessi Sposi è stato scritto con difficoltà e grandi ripensamenti.
La prima stesura, che lo scrittore milanese allora trentaseienne inizia a stendere a mano (e come, se no?), risale agli anni tra il 1821 e il 1823. Non ha e non avrà mai un vero titolo, visto che Manzoni non l'ha mai voluta pubblicare, ma per convenzione* viene citata indicando il nome dei suoi protagonisti, gli sposi Fermo e Lucia. La trama c'è già praticamente tutta, ma è un romanzo più "carico": ad esempio i cattivi sono molto cattivi e alcune vicende più dettagliatamente macabre, perchè così erano scritti molti romanzi che andavano per la maggiore all'estero, che Manzoni conosceva bene.
Manzoni tuttavia non è soddisfatto, e ben presto lo riscrive interamente: la seconda stesura, questa sì pubblicata in tre volumi nel 1827, è quindi alleggerita di molto in alcune parti e uniformata nella lingua: da un lato, cioè, Manzoni taglia le parti più scabrose e "modaiole" e un lungo inserto storiografico* sulla peste del Seicento a Milano, dall'altro, ne uniforma la lingua eliminando le voci dialettali, certo forse più realistiche, ma poco comprensibili fuori dalla Lombardia. In particolare, sceglie di usare una lingua simile a quella dei libri classici, su un modello toscano "letterario" e non utilizzato nel parlato da secoli, per non dire forse mai. Per questa prima edizione Manzoni sceglie un vero titolo: I Promessi Sposi.
E' un grande successo: le prime duemila copie vanno a ruba (è un modo di dire: vengono vendute a un prezzo variabile, 12 lire su carta economica, 20 su carta di pregio, e se le comprano soprattutto i borghesi più benestanti); a dicembre del 1827 il romanzo viene ristampato ben otto volte e da otto editori diversi, anche se non sempre - e su questo torneremo tra un po' - Manzoni ci guadagna dei soldi.
Ma il nostro autore, con tutti i suoi tormenti e le sue insicurezze psicologiche, non è ancora soddisfatto.
In particolare, e nonostante il buon successo editoriale, capisce che la lingua è il suo punto debole. Come accade in Francia e in tutta Europa, perchè non svecchiare il modo di scrivere (e leggere!) degli italiani, e passare a una lingua viva, parlata davvero, più ricca di umanità e sfumature moderne?
Allora riprende in mano i tre volumi già pubblicati e comincia a riscriverli per intero usando la lingua parlata dalla gente a Firenze - città colta, con grande tradizione anche letteraria. Per lui è come una lingua straniera, o quasi. Ha bisogno di impratichirsi parlandola e ascoltandola parlare, e a Firenze si trasferisce per qualche mese, come faremmo noi per perfezionare una lingua straniera o un altro dialetto. La terza stesura e seconda edizione del romanzo viene perciò pubblicata nel 1940. I critici la chiamano "quarantana" (mentre quella del '27 "ventisettana"). Anche questa edizione è un grande successo editoriale, che però soffre ancora più della prima di un problema terribile per gli artisti: escono infatti moltissime copie pirata, perchè in Italia, in questo periodo, la legge sul diritto d'autore tutela poco gli scrittori: basta stampare il libro in una tipografia di un altro Stato della penisola e il gioco è fatto. Manzoni si dispera a vuoto, idea alcune strategie editoriali che spiazzino gli editori (ad esempio il romanzo non esce tutto in una volta ma a singoli fascicoli periodici) ma perde comunque moltissimo denaro. Non che avesse problemi economici, ma la rabbia lo divora.
Trasformazioni linguistiche a parte (aspetto ovviamente fondamentale), il vero colpo di genio di un Manzoni davvero "moderno" è quello di far uscire il libro con un'impaginazione accattivante, curata e alla portata di un pubblico più vasto e curioso, che magari aveva già in casa la ventisettana, ma non può lasciarsi sfuggire questa novità strepitosa: Manzoni chiede infatti la collaborazione di un bravissimo illustratore torinese, Francesco Gonin, e insieme costruiscono un libro mai visto prima (del resto, senza film in costume...). Ogni parte del romanzo è accompagnata da un disegno che fa vedere - letteralmente - ai lettori ciò che forse non avevano mai visto: i personaggi, le case, i paesaggi, i vestiti del Seicento. Ogni pagina è pensata dal punto di vista grafico, perchè sia leggibile, bella a vedersi, chiara e ben proporzionata nelle sue parti. Insomma un libro nuovo, in tutti i sensi.
Un dettaglio non da poco, in apparente contrasto con quanto raccontato fin qui (sul quale torneremo bene in quinta), è la scelta di aggiungere al romanzo la Storia della colonna infame: si tratta del resoconto, basato rigorosamente su documenti storici, di un episodio accaduto a Milano durante la peste del Seicento, ovvero il drammatico processo a due persone innocenti, accusate di essere "contagiatori" di professione o, come dice Manzoni, "untori" e giustiziati nel 1630. E', un po' rielaborata, la digressione* che Manzoni aveva eliminato nella ventisettana, che stavolta sceglie di pubblicare in appendice* al romanzo, per darle evidenza senza appesantire la narrazione (ai suoi lettori, come è evidente, ci pensava!).
* L'asterisco indica alcune parole difficili forse da cercare nel vocabolario e imparare... insomma da capire bene.
venerdì 1 giugno 2018
Letture per l'estate 2018 - Scienza
Dopo i romanzi (insomma, le storie raccontate...), piccola selezione di saggi di divulgazione scientifica, scelti da una non-scienziata ma approvati da chi sapete voi.
1. Intanto nella categoria "neuroscienze" (la più intrigante, per quanto mi riguarda), il più famoso libro di Oliver Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, del 1985: prosopagnosia, sindrome di Tourette, sindrome di Korsakoff e dell'arto fantasma... scientifico, filosofico, molto umano.
Dello stesso autore, ho suggerito anche Vedere voci, esplorazione avvincente e interessantissima sul mondo dei sordi.
2. Categoria "storia-geografia-antropologia": l'illuminante saggio di Jared Diamond (in realtà ornitologo) Armi, acciaio e malattie, che prova a dare una risposta scientifica alla domanda delle domande: perchè i "bianchi" hanno dominato il mondo e gli altri no. Un libro anche discusso, come tutti i libri intelligenti e coraggiosi, e scritto benissimo.
3. Per abili concorrenti del Premio Asimov come voi, è il momento di leggere per davvero le Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, del 2014, per la loro semplicità, efficacia, chiarezza. E brevità.
4. Chimica: sulla tavola periodica, oltre ai bellissimi racconti di Primo Levi, ci racconta fantastiche storie vere Sam Kean, in un saggio divertente e molto ben scritto, La scomparsa del cucchiaino, del 2010. Il cucchiaino che scompare nel the è fatto di gallio, ma gli elementi, e le storie che vi compaiono nelle pagine saranno moltissime.
5. Biologia: la mitica prof TX ci consiglia un libro intrigante fin dalla copertina, Il sorriso del fenicottero del pioniere della divulgazione scientifica Stephen Jay Gould (uscito nel 1985). Un classico.
1. Intanto nella categoria "neuroscienze" (la più intrigante, per quanto mi riguarda), il più famoso libro di Oliver Sacks, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello, del 1985: prosopagnosia, sindrome di Tourette, sindrome di Korsakoff e dell'arto fantasma... scientifico, filosofico, molto umano.
Dello stesso autore, ho suggerito anche Vedere voci, esplorazione avvincente e interessantissima sul mondo dei sordi.
2. Categoria "storia-geografia-antropologia": l'illuminante saggio di Jared Diamond (in realtà ornitologo) Armi, acciaio e malattie, che prova a dare una risposta scientifica alla domanda delle domande: perchè i "bianchi" hanno dominato il mondo e gli altri no. Un libro anche discusso, come tutti i libri intelligenti e coraggiosi, e scritto benissimo.
3. Per abili concorrenti del Premio Asimov come voi, è il momento di leggere per davvero le Sette brevi lezioni di fisica di Carlo Rovelli, del 2014, per la loro semplicità, efficacia, chiarezza. E brevità.
4. Chimica: sulla tavola periodica, oltre ai bellissimi racconti di Primo Levi, ci racconta fantastiche storie vere Sam Kean, in un saggio divertente e molto ben scritto, La scomparsa del cucchiaino, del 2010. Il cucchiaino che scompare nel the è fatto di gallio, ma gli elementi, e le storie che vi compaiono nelle pagine saranno moltissime.
5. Biologia: la mitica prof TX ci consiglia un libro intrigante fin dalla copertina, Il sorriso del fenicottero del pioniere della divulgazione scientifica Stephen Jay Gould (uscito nel 1985). Un classico.
6. Infine, un libro trasversale, che ci aiuta in modo chiarissimo a difenderci da abbagli, ciarlatanerie, oscurantismo e affari altrui: La cattiva scienza di Ben Goldacre, del 2008.
Contro la disinformazione scientifica, bello anche il suo intervento su TED!
La selezione è parziale e - come tutte le altre - molto soggettiva! Ma è un punto di partenza, perchè l'anno prossimo di scienza e scrittura di scienza riparleremo, e leggerne fa bene sempre.
Letture per l'estate 2018 - Romanzi e Storie
Eccoci qui.
La regola, ma già lo sapete, è questa: tre libri a vostra scelta, non uno di meno ma molti di più chi volesse. Tra questi, oppure, partendo da questi, attraverso altre piste che possiamo anche scegliere insieme.Riprendo l'ordine seguito in classe, con qualche altro link che mi (o ci) è venuto in mente.
E quindi:
1. Fondamento della modernità (scienza, etica, doppio, seduzione del male): Robert Louis Stevenson, Lo strano caso del Dr Jekyll e Mr Hyde, 1889
2. Potentissimo (il marinaio sexy, ignorante, acuto e ambizioso che diventa intellettuale per amore e...): Jack London, Martin Eden, 1902 (qui vi consiglio l'edizione Feltrinelli, ma vedete voi).
Pure bellissimi gli altri libri di London: la storia del Vagabondo delle stelle ha intrigato subito V. , ma anche Il tallone di ferro...
3. Il più efficace (forse) tra i romanzi sulla Grande Guerra - occhio all'anniversario del '18! Erich Maria Remarque, Niente di nuovo sul fronte occidentale, 1927
Vi ricordo anche lo splendido film di Stanley Kubrick tratto da questo romanzo autobiografico: Orizzonti di gloria.
4. Bellissimo da leggere a 18 anni (o giù di lì), quando si cerca: Hermann Hesse, Siddhartha, 1922 . esiste solo l'edizione Adelphi, ma è un piacere possederla.
«Quando qualcuno cerca, allora accade facilmente che il suo occhio perda la capacità di vedere ogni altra cosa, fuori di quella che cerca, e che egli non riesca a trovar nulla, non possa assorbir nulla, in sé, perché pensa sempre unicamente a ciò che cerca, perché ha uno scopo, perché è posseduto dal suo scopo. Cercare significa: avere uno scopo. Ma trovare significa: essere libero, restare aperto, non avere scopo»5. Favola politica crudelissima, e molto adulta: George Orwell, La fattoria degli animali, 1945 (Tutti gli animali - come gli alunni - sono uguali ma qualcuno è più uguale degli altri).
6. Ancora fantapolitica, fantastoria, nella più potente delle distopie: George Orwell, 1984, 1947
Come suggeriva V., a questo libro leghiamo altre due splendidi romanzi distopici: Ray Bradbury, Fahrenheit 451 e Aldous Huxley, Il mondo nuovo che nel 1932 parla di eugenetica, controllo mentale e uso distorto della scienza.
Aggiungo qui anche Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, da cui è stata tratta la serie TV omonima. Tutti da leggere!
8. Un grande-piccolo racconto sull'essere "vecchi", e continuare a lottare, ma anche sul rapporto con la natura e gli animali: Ernest Hemingway, Il vecchio e il mare, 1952
10. Altro inizio in salita, ma coraggio, diventa un libro bellissimo ambientato nei labirinti di Gerusalemme, dell'amore e della droga: David Grossman, Qualcuno con cui correre, 2002.
11. San Diego, California: un ex mafioso surfista cerca di diventare una brava persona ma viene raggiunto dal suo passato: brillante e avvincente. Don Winslow, L'inverno di Frankie Machine, 2006
12. «Mi chiamavo Salmon, come il pesce. Nome di battesimo: Susie. Avevo quattordici anni quando fui uccisa, il 16 dicembre 1973»: Alice Sebold, Amabili resti, 2002 (lasciar perdere il film, o superarlo).
Sulla violenza subita e raccontata da Alice Sebold, abbiamo nominato il suo Lucky («fortunata»), duro, durissimo.
13. Non si può, onestamente, non leggere una cosa almeno di Stephen King. Io preferisco il classico Misery e i racconti di Stagioni diverse (non horror, scritti benissimo). Ma ce n'è molti altri, ad esempio Joyland, scelto da A.
14. Anche questo scelto da A., ma pure da me: uno degli scrittori più veri, che non si può non amare da matti, John Fante, nelle storie di Arturo Bandini, da Aspetta primavera, Bandini (del 1938) a Chiedi alla polvere (del 1939)...
15. Sembra davvero bello, anche per l'uso delle foto d'epoca, il fantasy di Ransom Riggs, La casa dei bambini speciali di Miss Peregrine (e anche qui, lasciate perdere il film...).
16. Scelto da E., e probabilmente imperdibile, l'autobiografia di Helga Schneider, Il rogo di Berlino, del 1995 - mi ha convinto!
17. Un romanzo forte, sull'amore che distrugge e sulla follia che abbiamo dentro di noi: Patrick McGrath, Follia, 1996
18. Altra inspiegabile follia, da leggere in una sera, con ansia crescente e complimenti all'autore, Kevin Brooks, Bunker diary, 2013
19. Un padre e un figlio piccolo persi nell'apocalisse: devastante e commovente, Cormac McCarthy, La strada, 2006.
20. Non è un'apocalisse ma un'epidemia di polio negli anni '40 lascia sconvolti comunque. A raccontarne una storia, nel suo Nemesi, è il bravissimo Philip Roth, strepitoso scrittore americano morto pochi giorni fa (ma l'avrei scelto comunque).
21. Una storia vera e pulsante: l'autobiografia più famosa e intelligente del mondo dello sport, Open di André Agassi. Ovvero, può un supercampione di tennis detestare il tennis, e se stesso?
22. Un modello di scrittura brillante, un racconto di viaggio assurdo: l'inarrivabile (nel suo genere) David Foster Wallace, Una cosa divertente che non farò mai più, del 1997.
23. Due fumetti imperdibili, capolavori del genere (graphic journalism e graphic novel), "costano" in tutti i sensi ma valgono la pena: Joe Sacco, Palestina e David B., Il grande male. La tragedia palestinese e l'epilessia (grave) come nessuno li ha mai raccontati.
Vi ricordo anche il suggerimento di metodo: andate in libreria (diamo lavoro ai librai - boicottiamo la grande distribuzione e le internet company!) - chiedete se ci sono più edizioni dello stesso libro (o andate preparati facendo figuroni) - fatevele dare - annusatele e soppesatele - leggete l'incipit e scegliete quello che vi cattura di più. Con questi libri non avrete molta scelta, perché quasi tutti hanno un'unica edizione, ma vale come consiglio per la vita!
Buone letture ❤
sabato 5 maggio 2018
Andreuccio e le altre
Per ascoltare letture di tutte le novelle del Decameron, il sito più comodo e usabile è liberliber in cui si possono ascoltare tutte, ma proprio tutte le novelle (qui l'indice).
Davvero ben fatte e speciali, perchè lette da attori di teatro con molta più espressività, sono quelle del ciclo di puntate di «Ad alta voce» programma di Rai Radio 3 che da anni rende disponibili gratuitamente audioletture di veri capolavori (qui l'elenco dei podcast, ce n'è per tutti!). Non sono scaricabili tutte le novelle, ma trovate le avventure napoletane di Andreuccio da Perugia (II, 5) in due parti, alle puntate 4 e 5; la bellissima e tragica storia di Lisabetta da Messina (IV, 5) alla puntata 7; la «presta parola» di Chichibìo (VI, 4) alla puntata 9. Rispetto alle nostre lezioni mancano quindi le novelle di Landolfo Rufolo e di Peronella, meno famose.
Per raiplay (e la sua app) è necessario (e lo dico in generale!) avere l'account gratuito, per questa e altre mille meraviglie che la nostra TV e radio pubblica - incredibile ma vero - ha collezionato nei suoi decenni di storia; ma credo e spero che lo abbiate già. In ogni caso ci si mette un attimo e si possono trovare, con Ingegno e anche Fortuna, tesori che neanche Landolfo nella famosa cassa.
Il testo della novella di Andreuccio da Perugia lo avete (anche) sul manuale, annotato: vi consiglio di riascoltare leggendo, o viceversa, e segnarvi ogni dettaglio significativo per analizzare il testo e confrontarlo con la novella precedente.
Facilmente su Youtube potete vedere o rivedere (o finire di vedere...) la mitica faccia e voce di Ninetto Davoli nel Decameron di Pasolini, Orso d'Oro a Berlino nel 1971, film "scandaloso" e sovente censurato, come del resto moltissime cose di Pasolini, che comprende anche le storie di Lisabetta e Peronella.
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